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Molteplici sono le chiese antiche di Bosa e del suo più stretto circondario. Con le loro cupole, i campanili e le facciate rappresentano una preziosa testimonianza storica e di fede del popolo sardo.

Cattedrale dell’Immacolata

La chiesa, intitolata all’Immacolata che deve il suo aspetto attuale all’architetto bosano Salvatore Are, venne costruita tra il 1805 e il 1809, in sostituzione dell’antica chiesa romanica risalente agli inizi del XII secolo, restaurata probabilmente nel 1400.All’interno la chiesa è formata da un’ampia navata sulla quale si aprono quattro cappelle per lato con begli altari in marmo.La prima di queste cappelle, posta a destra dell’ingresso, è dedicata al Sacro Cuore e contiene altre quattro piccole cappelle minori. La cappella di sinistra, invece, ospita il fonte battesimale. La facciata ha tre portali di cui il centrale, ad arco acuto modanato, contiene l’ingresso della chiesa.
Altre caratteristiche sono il grande organo, l’altare maggiore costruito in finissimo marmo, tre statue marmoree raffiguranti l’Immacolata Concezione e i due Martiri sardi Emilio e Priamo nonché numerose pitture del vicentino Emilio Scherer raffiguranti, in larga parte, personaggi di santi che compiono il loro martirio in paesaggi bosani.
Il campanile, tuttora incompiuto, porta scolpita la data 1683 nella parte terminale.
Più che per la facciata la cattedrale è particolare per il gioco della tettatura, da cui svetta il campanile e le pittoresche cupole che si specchiano sulle acque del Temo.

Madonna del Carmelo

La chiesa di Nostra Signora del Carmelo, situata in Piazza Carmine, risale alla metà del 1700. Venne edificata fuori dalle mura cittadine, presso la porta di San Giovanni, nel luogo in cui sorgeva N.S. del Soccorso, una vecchia chiesa affidata ai Carmelitani nei primi anni del Seicento. I monaci vi costruirono a fianco un convento e, il secolo successivo, avendo la chiesa necessità di un restauro, preferirono demolirla e costruirne una nuova che venne dedicata appunto alla Madonna del Carmelo. L’edificio è composto da un’unica navata con quattro cappelle per lato, anch’esse, come la navata, voltate a botte. Nel presbiterio spicca l’altare maggiore in stile rococò risalente al 1700. Preziosi sono i dipinti, gli altari delle cappelle e gli arredi che appartenevano alcuni alla chiesa di N.S. del Soccorso, altri a quella della Maddalena demolita alla fine dell’‘800. Nel portale è collocata l’insegna del Carmelo che si ripete ampliata nel frontespizio. Le celebrazioni si svolgono il 16 luglio. La chiesa è visitabile e aperta al culto tutto l’anno.

Madonna del Rosario
La chiesa, ubicata nel Corso Vittorio Emanuele II, fu edificata nel XIX secolo. La facciata fu costruita seguendo il prospetto in stile barocco della chiesa del Carmine di cui riprende il fastigio semplificandolo nella sommità con una slanciata struttura campanaria sotto la quale è ospitato, dal 1875, l’orologio pubblico con mensola in aggetto.
Il portone d’ingresso si rifà a forme del tardo rinascimento, fiancheggiato da colonne a sezione quadrata e sormontato da un timpano curvilineo spezzato; semplice l’interno ad una navata con quattro nicchie in semplice stucco sicuramente successive alla costruzione originaria dell’Oratorio.

Regnos Altos
La chiesa è situata all’interno del Castello di Serravalle sul colle che domina Bosa. Originariamente era dedicata a S. Andrea ma cambiò la sua dedicazione nel 1847, quando, tra le macerie del mastio, fu ritrovata una statuetta lignea che raffigurava la Madonna.
La statuetta fu chiamata “Nostra Signora di Regnos Altos” e fu esposta alla venerazione della gente nella chiesa di S. Andrea. La notizia si diffuse nella città e immediatamente da ogni paese accorse la gente per venerare la Madonna ritrovata.
La datazione della chiesa è incerta, probabilmente quando, nel 1443, fu ampliata la cinta muraria del castello essa si ritrovò chiusa al suo interno. All’interno la chiesa presenta un’aula rettangolare che termina con l’abside semicircolare disposta verso est e l’ingresso principale che è leggermente spostato rispetto al centro della facciata. A nord invece si apre un’entrata secondaria, mentre a sud due vani rettangolari, disposti ai lati dell’aula, fungono probabilmente da sagrestia.
La parte più antica è certamente quella sulle cui pareti sono stati rinvenuti, nel 1972, degli affreschi di grande importanza, i cui autori restano anonimi ma che per i temi trattati evidenziano l’influsso dei Francescani e anche degli Spagnoli. Queste raffigurazioni, attribuite alla metà del XIV secolo, offrono una notevole testimonianza dell’esistenza di cicli murari di pittura gotica in Sardegna. La serie pittorica è articolata sulle tre pareti principali della cappella e rappresenta scene tratte dal Nuovo Testamento e dalle Vite dei Santi.
La celebrazione di Nostra Signora di Regnos Altos ricorre il sabato e la domenica della seconda settimana di Settembre.
La chiesa è visitabile tutto l’anno (in inverno su prenotazione).

Sant’Antonio

La chiesa di S. Antonio si trova all’ingresso di Bosa, in prossimità del Ponte Vecchio. Quando venne edificata, nel XVI secolo, si trovava al di fuori delle mura cittadine, vicino alla porta del ponte e per questo motivo veniva denominata S. Anton de Pont.
La chiesa è composta da una sola navata voltata a crociera come il presbiterio ed è divisa in quattro campate da robusti pilastri. Bellissimi sono i capitelli dell’arco trionfale che separa il presbiterio dalla navata. Questi sono caratterizzati da decorazioni vegetali e presentano sul lato destro lo stemma degli Aragona e sul lato sinistro l’impresa del popolo di Sardegna con il Moro bendato. Vicino all’altare sono di grande pregio un’ancona lignea, intagliata e dorata e la statua del Santo, entrambe risalenti al XVII secolo.
La facciata, in trachite rossa, è in stile gotico-catalano e risale al XVI secolo.
Il prospetto, cuspidato e concluso da archetti pensili a tutto sesto, è aperto in un rosoncino modanato ed in un portale ad arco inflesso gigliato.
Attualmente la chiesa viene aperta al culto solo dall’inizio della tredicina fino al 17 Gennaio in occasione della festa di S. Antonio. Nei due giorni del festeggiamento si allestiscono le bancarelle per la vendita di prodotti tipici e viene acceso un suggestivo falò sulla sponda sinistra del Temo. In questa occasione si possono vedere alcune persone, ancora legate alle tradizioni, compiere, secondo l’usanza, tre giri a destra e tre a sinistra, attorno al fuoco per scongiurare il mal di pancia. Il giorno seguente vengono consegnate “sas palzidas de drigu”, il pane di grano benedetto durante la messa.

Sant’Eligio

Sant’Eligio Sulla riva destra del fiume Temo, sulla strada che conduce alla zona “Prammas”, è ubicata la chiesa dedicata al santo protettore dei fabbri e degli orefici. Costruita in epoca medievale, poggia le sue fondamenta sui ruderi di un nuraghe, come la maggior parte delle chiese paleocristiane e del primo medioevo.
Attualmente viene aperta al culto solo il primo dicembre, in occasione della celebrazione del Santo.

San Cosma e Damiano

Raggiungibile tramite la strada che conduce alla diga, la chiesetta fu ricostruita nel 1900 su un’antica chiesa medioevale. Originariamente la chiesa era dedicata a S. Bachisio che venne sostituito, nel periodo delle terribili pestilenze (tra il XV e il XVII secolo) dai Santi Martiri Cosma e Damiano noti come medici e guaritori.
L’interno è costituito da una sola navata con due altari laterali. Molto bello è il portale che richiama al primo manierismo toscano.
La chiesa è aperta al culto in occasione della celebrazione dei Santi il 26 settembre e della novena che la precede.

Santa Croce

La chiesa di Santa Croce si trova nell’omonima via parallela al Corso Vittorio Emanuele e al Lungo Temo.
Fu realizzata nel ’500 e in origine era un oratorio dedicato alla SS. Trinità. Nel 1648 fu affidata ai fratelli di S. Giovanni di Dio che dal 1644 avevano la gestione dell’attiguo Ospedale della Misericordia. Dopo vari restauri, la chiesa, si presenta con una navata centrale affiancata da tre cappelle sul lato destro e da due sul sinistro. Al suo interno gli affreschi, risalenti al 1880, sono opera del pittore Emilio Scherer. Il portale d’ingresso può ben considerarsi la versione molto sobria di stilemi barocchi.
Nella chiesa sono custodite le imponenti statue dei Misteri che tradizionalmente vengono condotte in processione il Martedì Santo.
La chiesa è visitabile ed è aperta quotidianamente al culto.

San Giovanni Battista

La chiesa, in stile gotico-catalano, è ubicata all’interno del cimitero.
L’iscrizione della porta “An. MC XXII Valerio Lixio, nobile Calmedino, colla moglie Donna Berengaria fondarono, edificarono dalle fondamenta questa chiesa di San Giovanni Battista”, rivela la sua antica origine.
L’edificio attuale deriva dall’ingrandimento di una chiesa primitiva, che sarebbe stata costruita nel 1122. L’interno si presenta ad una navata con un accenno di cappelle tra i contrafforti incassati nelle pareti laterali; il presbitero rettangolare, sopraelevato rispetto alla navata, è caratterizzato da una volta a botte spezzata che sostituisce la tradizionale copertura a crociera. Questo elemento consente una datazione al XVII secolo dell’ampliamento del primitivo edificio.
La facciata a capanna ha un portale ad arco acuto modanato ed un coronamento ad archetti pensili ogivali (XIV sec.). Sulla parete destra interna dall’ingresso è venuto alla luce un frammento di affresco, che ben s’inquadra nel tempo della presunta costruzione della facciata e quindi della prima campanata della chiesa.

Santa Giusta

La chiesa di Santa Giusta è situata nella campagna di Bosa ed è raggiungibile imboccando la strada campestre che si diparte dall’omonima piazzetta. Venne edificata nel 1600, all’esterno delle antiche mura e a poca distanza dalla porta di Santa Giusta, uno dei tre accessi alla cittadina. Con il restauro del 1876 fu aggiunto alla facciata originale un frontone in stile classico, sorretto da due paraste con capitelli ionici.
Chiusa durante l’anno, la chiesa viene aperta solamente il 14 maggio, giorno nel quale si celebra la festa della Santa.

Santa Maria di Caravetta

La chiesetta dedicata a S. Maria di Caravetta si trova tra le vigne di “Abbamala” e risale al XII secolo. Il monastero cistercense, ora andato distrutto, era annesso alla chiesa e rimase in attività per circa 250 anni.
Il suo interno molto semplice è ad una navata con un rudimentale altare in pietra e una piccola ancona lignea. La chiesa viene aperta solo l’8 Settembre, in occasione della ricorrenza della Santa.

Santa Maria degli Angeli e Convento dei Cappuccini

La chiesa di Santa Maria degli Angeli, posta a poca distanza dal Municipio, è situata all’interno del convento dei Cappuccini. La costruzione di entrambi ebbe inizio nel 1608. I frati vi rimasero fino al 1867, anno in cui sia la chiesa che il convento divennero proprietà dello Stato. Dal 1963 al 1987 la chiesa ospitò la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù.
Il convento, recentemente restaurato, è tra i complessi monastici secenteschi quello che resta ancora quasi intatto. Ad esso si accede tramite un portichetto che conduce direttamente al chiostro caratterizzato da un quadriportico sul quale, su due piani, si aprono gli ambienti del Convento. Al pianterreno si trovano gli ambienti comuni mentre, al piano superiore, un corridoio conduce all’entrata delle celle in alcune delle quali sono rimasti intatti gli arredi fissi, come panche e graziosi lavabi tra i quali uno monumentale.
La chiesa, il cui ingresso principale dà nel piazzale esterno, ha un’aula rettangolare voltata a botte con, sul lato destro, tre cappelle separate dalla navata da massicci pilastri. Gli arredi, tra i quali spiccavano un bell’altare ligneo e la statua della Madonna degli Angeli, non sono più presenti, mentre il portale è di ispirazione classicheggiante.
Attualmente la chiesa è sconsacrata e chiusa al culto ma viene aperta in occasione di concerti musicali, convegni e rappresentazioni teatrali. Il convento ospita invece, nel piano inferiore, gli uffici della polizia municipale e, in quello superiore, attività legate all’amministrazione comunale ed esposizioni culturali di vario genere.

Santa Maria Stella Maris

La chiesa dedicata a S. Maria del Mare, si trova all’ingresso di Bosa Marina.
Narra la leggenda che la pesante statua della Santa (probabilmente la polena di una nave), trasportata dalla corrente, sia giunta miracolosamente sulle rive del mare di Bosa.
Il ritrovamento, avvenuto pare nel 1675, fu considerato prodigioso e si pensò così di dedicare alla Santa una chiesa. Costruita nel 1686 dal vescovo Sotgia, è realizzata con unica navata affiancata da quattro cappelle alla sinistra e tre alla destra secondo uno schema tipico dell’isola. L’altare maggiore, in stile barocco, risale al 1815.
La facciata ha subito recentemente un rifacimento che non ne altera però del tutto l’originaria fisionomia a capanna, testimoniata da un dipinto del pittore Emilio Scherer.
La chiesa è quotidianamente aperta al culto e le celebrazioni della Santa vengono effettuate la prima domenica di agosto.

San Pietro Extra Muros

Ex cattedrale della Bosa Vetus, è la più antica chiesa romanica della Sardegna.
Situata lungo la sponda sinistra del Temo, a circa 2 chilometri da Bosa lungo una strada costeggiata da oliveti e agrumeti ma può essere raggiunta anche in barca lungo il fiume, venne edificata sui ruderi di un edificio più antico per volere del vescovo bosano Costantino de Castra, come attesta un’iscrizione posta sull’architrave dell’ingresso.
I lavori, iniziati nel 1062, terminarono nel 1073.
L’edificio, il cui pavimento è formato da lapidi con iscrizioni romane, risale a tre epoche diverse di costruzione: il corpo centrale, di stile romanico-lombardo, è del 1073; l’abside semicircolare e le campate attigue il campanile furono erette tra il 1110 e il 1120; l’ultima delle fasi costruttive, quella risalente al 1200, è di impronta romano-gotica, la cui facciata formata da tre archi e tre rosoni, rappresenta la parte più importante del monumento, su cui svetta una torre campanaria, rimasta incompiuta, a canna quadrata che, all’epoca dei romani, aveva anche la funzione di torre di avvistamento.
Il portale è di semplice forma rettangolare e presenta un architrave in pietra chiara dove figurano la Madonna con il bambino, i santi Pietro e Paolo e Costantino de Castra.
Nel suo insieme la chiesa si presenta a pianta rettangolare e a tre navate, divisa da robusti pilastri rettangolari costruiti con grandi blocchi di trachite e basalto.